ultima modifica: Nicola Scomparin  04/07/2018

Disponibile online il nuovo rapporto dell’OCSE: “Un ascensore sociale rotto? Come promuovere la mobilità sociale”

notizia pubblicata in data : lunedì 09 luglio 2018

Disponibile online il nuovo rapporto dell’OCSE: “Un ascensore sociale rotto? Come promuovere la mobilità sociale”

Il 15 giugno l’OCSE ha pubblicato il nuovo rapporto sul cosiddetto “ascensore sociale”, secondo il quale in Italia ci vogliono 5 generazioni, vale a dire circa 180 anni, affinché un discendente di una famiglia povera si elevi socialmente e percepisca il reddito medio del Paese. Non solo, sempre in Italia i due terzi dei figli la cui famiglia d'origine è poco istruita resterà a quel livello, mentre solo il 6% riuscirà a prendere un diploma di scuola superiore.

Il nostro paese si trova nella media dei paesi dell’OCSE, che va da due a tre generazioni nei paesi nordici a nove generazioni o più in alcune economie emergenti. Fra le generazioni, le prospettive di mobilità degli utili tendono ad essere più deboli nei paesi in cui la disuguaglianza di reddito è elevata e più forte nei paesi in cui la disuguaglianza è bassa. I paesi nordici combinano una bassa disuguaglianza con un'elevata mobilità, mentre i paesi dell'America latina e alcune economie emergenti presentano forti disuguaglianze ma bassa mobilità.

La mobilità del reddito era una realtà per molte persone nate tra il 1955 e il 1975 da genitori con un basso livello di istruzione, ma è rimasta stagnante per quelli nati dopo il 1975. Nei 4 anni osservati in questo rapporto, circa il 60% delle persone è rimasto bloccato nella fascia di reddito più bassa, mentre il 70% è rimasto al primo posto. Allo stesso tempo, uno su sette di tutte le famiglie della classe media, e uno su cinque delle persone che vivono con i redditi più bassi, sono scesi nelle fasce inferiori.

Per favorire dunque la mobilità sociale in Italia, l’OCSE consiglia di affrontare le lacune negli investimenti nell’istruzione e nelle competenze, favorendo l’ingresso negli asili nido e all’istruzione terziaria dei giovani che provengono da famiglie disagiate e di introdurre misure per ridurre l’alto tasso di abbandoni scolastici. Va poi ridotto il dualismo del mercato del lavoro, combattendo la disoccupazione di lunga durata e l’elevata incidenza dei Neet (giovani che non studiano, né lavorano), aumentando la qualità dei servizi di re-inserimento forniti dai Servizi Pubblici all’Impiego. Infine, vanno migliorate l’ambito e la copertura delle reti di sicurezza per le famiglie a basso reddito assieme a misure che evitino ai lavoratori che perdono il posto di cadere in povertà durante la ricerca di una nuova occupazione.

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