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ultima modifica: lola.patumi  05/11/2018

QUADRO FINANZIARIO

 

Il 2 maggio la Commissione Europea ha proposto il bilancio a lungo termine per il periodo 2021-2027. La proposta della Commissione Europea per il periodo di programmazione 2021-2027 allinea il bilancio dell'Unione alle priorità politiche delineate nel programma presentato dal Presidente Juncker nel suo discorso sullo stato dell'Unione il 14 settembre 2016, approvato poi dai leader dell'UE-27 a Bratislava il 16 settembre 2016 e confermato nella dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017.

Nel complesso la Commissione propone un bilancio a lungo termine di 1.135 miliardi di € in impegni per il periodo 2021-2027, questo livello di impegni si traduce in 1.105 miliardi di € in termini di pagamenti. Ciò comprende l'integrazione nel bilancio dell'UE del Fondo europeo di sviluppo, principale strumento con cui l'UE finanzia la cooperazione allo sviluppo con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico e che finora è stato un accordo intergovernativo. A fronte del gap provocato dalla Brexit, la Commissione ha proposto di concentrare i fondi europei in settori nei quali l’impatto della spesa dell’UE possa essere maggiore rispetto a quello della spesa pubblica nazionale, come i progetti di ricerca e per la trasformazione digitale, le grandi infrastrutture o le iniziative dirette a dotare l’Unione degli strumenti necessari per proteggere e difendere i suoi cittadini. Sul fronte dei tagli, Bruxelles propone che i finanziamenti a favore della Politica agricola comune e della Politica di coesione subiscano una modesta riduzione per tener conto delle nuove realtà di un’Unione a 27.

Gli investimenti di oggi in settori quali la ricerca e l'innovazione, i giovani, l'economia digitale, la gestione delle frontiere, la sicurezza e la difesa contribuiranno alla prosperità, alla sostenibilità e alla sicurezza di domani. Sarà raddoppiato, ad esempio, il bilancio del programma Erasmus+ e del corpo europeo di solidarietà. Le ONG europee vedranno un incremento del budget complessivo per l’azione esterna della UE ma solleva preoccupazioni la modalità con la quale questi fondi saranno distribuiti all’interno degli strumenti operativi. Nel contempo la Commissione ha valutato criticamente dove fosse possibile realizzare risparmi e aumentare l'efficienza. La Commissione propone che i finanziamenti a favore della politica agricola comune e della politica di coesione subiscano una riduzione (in entrambi i casi del 5% circa) per tener conto delle nuove realtà di un'Unione a 27. Queste politiche saranno aggiornate in modo da poter comunque produrre risultati con minori risorse ed essere addirittura al servizio di nuove priorità. La politica di coesione avrà un ruolo sempre più importante a sostegno delle riforme strutturali e dell'integrazione a lungo termine dei migranti.

Questo nuovo quadro finanziario pluriennale propone due diversi strumenti: 1) un programma di sostegno alle riforme che fornirà supporto finanziario e tecnico a tutti gli Stati membri per la realizzazione di riforme prioritarie. Un meccanismo di convergenza fornirà inoltre un sostegno ad hoc agli Stati membri non appartenenti alla zona euro che si preparano ad adottare la moneta comune; 2) una funzione europea di stabilizzazione degli investimenti che contribuirà a mantenere i livelli d'investimento in caso di gravi shock asimmetrici. I prestiti forniranno un sostegno finanziario aggiuntivo in un momento in cui le finanze pubbliche sono sotto pressione e occorre mantenere gli investimenti prioritari.

La commissione ha proposto anche di semplificare la struttura del bilancio europeo, riducendo di oltre un terzo il numero dei programmi (dai 58 attuali a 37 in futuro) e razionalizzando l’uso degli strumenti finanziari, anche tramite il fondo Investeu. Inoltre, per aumentare la capacità di risposta dell’Unione, l’Esecutivo ha proposto una maggiore flessibilità all’interno dei programmi e tra i medesimi, il rafforzamento degli strumenti di gestione delle crisi e la creazione di una nuova “riserva dell’Unione” che permetterebbe di affrontare eventi imprevisti e rispondere a situazioni di emergenza in settori quali la sicurezza e la migrazione. Pur senza accogliere la richiesta italiana di collegare l’accesso ai fondi europei al rispetto degli impegni in materia di accoglienza dei migranti, la Commissione ha previsto una forma di macro condizionalità politica, rafforzando il legame tra i finanziamenti UE e lo Stato di diritto, presupposto essenziale di una sana gestione finanziaria e dell’efficacia dei fondi europei. Il nuovo meccanismo permetterebbe all’Unione di sospendere, ridurre o restringere l’accesso ai finanziamenti UE in modo proporzionale alla natura, alla gravità e alla portata delle carenze relative allo Stato di diritto, attraverso decisioni proposte dalla Commissione e adottate dal Consiglio con votazione a maggioranza qualificata inversa.

Juncker ha richiesto la possibilità che le proposte post 2020 vengano approvate prima delle elezioni europee 2019.La decisione sul futuro bilancio a lungo termine dell'UE spetterà poi al Consiglio, che delibererà all'unanimità, previa approvazione del Parlamento europeo.

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© Riproduzione vietata senza l'autorizzazione di Progetti di Impresa Srl | Aggiornato a domenica 23 febbraio 2020